L’insegnamento di Gurdjieff sfugge a ogni tentativo di ricostruzione: mette insieme spiritualità, filosofia, cosmologia e un modello complesso della persona umana legandoli in un sistema unificato. Il “Lavoro” di Gurdjieff è rivolto all’evoluzione personale, alla trasformazione sociale, e ultimāmente a una trasformazione su scala cosmica. L’espressione “Lavoro” si riferisce allo sforzo che è necessario perché l’allievo si “risvegli” al significato dell’esistenza umana. I frutti del “Lavoro”, che inizia come opera interiore su se stessi, devono ultimāmente trasformare la vita quotidiana. Il “Lavoro” è una forma di tradizione orale; richiede una “scuola” e la disponibilità degli “allievi” o “studenti” a porsi sotto la tutela di un maestro, senza il quale la trasformazione interiore è giudicata impossibile. La condizione umana così come si presenta oggi è lontana dalla sua verità originaria e dal suo potenziale. Nel mondo moderno in ogni persona coesistono molti “io” contraddittori, in competizione fra loro; questo conflitto rende ultimāmente impossibili il pensiero e l’azione in forma unitaria. Inoltre, in ogni persona coesistono due nature che non sono capaci di riconoscersi a vicenda: l’essenza e la personalità. La libertà, l’azione consapevole e un’autentica volontà non possono esistere in questo stato di frammentazione. Quella che chiamiamo “azione” è soltanto un fenomeno meccanico e inconscio. Questo stato comune e quotidiano è chiamato da Gurdjieff “sonno”.
L’evoluzione personale è quindi il risveglio dallo stato di sonno, e il passaggio dalla frammentazione all’unità. Lo stato di “sonno” non priva soltanto la persona della libertà e della responsabilità; turba anche la sua relazione con il cosmo. Gurdjieff chiede – talora brutalmente – di prendere atto dello squilibrio e delle illusioni che impediscono di vedere la realtà della presente condizione umana. Il “Lavoro” lentamente rivela come l’entità che la persona considerava unitaria, coerente e libera è in realtà un insieme contraddittorio di pensieri, reazioni emotive, e meccanismi ripetitivi di auto-protezione. La consapevolezza di questo stato di confusione è il primo passo in direzione del risveglio. Come secondo passo, è necessario accettare quanto si è visto. Le prime fasi del “Lavoro” propongono l’osservazione, la verifica e l’accettazione della verità della condizione umana attraverso lo studio, la partecipazione a un lavoro di gruppo ed esercizi di attenzione (“ricordo di sé”).
L’insegnamento di Gurdjieff non è organizzato intorno a un sistema dottrinale, ma piuttosto intorno a un metodo. Insiste che tutto deve essere messo in discussione. Vivendo in questo modo – perpetuamente critico – le capacità di osservazione e di attenzione si affinano, e le idee sono verificate nella vita. Gurdjieff insegna che le sue dottrine non possono essere trasmesse in modo univoco perché ogni persona ha un itinerario di crescita indipendente e unico, di cui si deve tenere conto. Tuttavia, è anche vero che – di fronte al rischio dell’auto-illusione – un lavoro di gruppo, con altri, è indispensabile per la trasformazione. Lavorando in gruppo l’osservazione di se stessi può essere più obiettiva; alcuni esercizi sono inoltre possibili soltanto in gruppo. I gruppi – nel “Lavoro” – dovrebbero anche sviluppare sincerità, forza interiore e nuove capacità. In concreto il “Lavoro”, nei gruppi, si concentra su metodi di auto-osservazione che hanno, tra l’altro, lo scopo di imparare a “ricordare se stessi”. Osservare come si pensa, si agisce, si provano emozioni rivela come i tre centri della persona umana – mentale, emozionale e motorio – operano a diverse velocità, e sono spesso in contraddizione tra loro.
Gli esercizi del “Lavoro” rendono consapevoli delle relazioni fra i tre centri, e permettono l’emergere di momenti in cui la natura meccanica dell’uomo non è più dominante. Questi momenti in cui si emerge dallo stato di “sonno” sono effimeri, ma gradualmente si legano gli uni agli altri e offrono nuove possibilità di integrazione. Al servizio del “Lavoro” si pongono anche la musica e i movimenti del corpo. Gurdjieff e Thomas de Hartmann hanno lasciato un ampio corpus musicale, il cui scopo è trasmettere un insegnamento pratico sulle relazioni fra la vibrazione, l’esperienza del suono, e la consapevolezza. Jeanne de Salzmann ha trasmesso a sua volta un gran numero di “danze sacre” o “movimenti” creati da Grudjieff sulla base di diverse tradizioni osservate nei suoi viaggi. La musica e i movimenti offrono la possibilità di studiare e “ricordare” se stessi, creando condizioni in cui è più facile osservare la relazione fra il corpo e la qualità della nostra attenzione. Attraverso il corpo si sperimentano anche diversi livelli e qualità di energia.
Gurdjieff descrive gli stati superiori dell’evoluzione personale come difficili, ma non impossibili. A differenza di altri sistemi esoterici che svalutano il ruolo del corpo, l’insegnamento di Gurdjieff insegna a integrare quelle che definisce le due nature dell’esistenza umana, la evolutiva e la involutiva, in modo da accedere a un luogo ideale collocato in una posizione intermedia fra queste due nature. Solo a questo punto è possibile riscoprire e alimentare l’essenza, quella parte della persona che rivela lo scopo della vita. Continuando nello sviluppo, cresce anche la consapevolezza delle responsabilità: la persona può mettersi al servizio di altri e del grande processo cosmico dell’evoluzione. Gurdjieff inserisce il “Lavoro” in una complessa cosmologia. Lo scopo della vita è consapevolmente trasformare energia e partecipare responsabilmente a un processo e a un dramma cosmico, in cui l’umanità ha il suo posto nella grande catena dell’essere. Le persone che non raggiungono la consapevolezza contribuiscono anche loro – ma involontariamente e passivamente – a liberare energia e a nutrire i processi cosmici, diventando – secondo l’espressione del maestro – “cibo per la Luna”. In termini più “religiosi”, alcuni interpreti del pensiero di Gurdjieff hanno affermato che si ritrova qui l’idea – comune ad altri sistemi esoterici – secondo cui non tutti hanno un’anima, ma soltanto coloro che sono in grado di costruirsela consapevolmente attraverso un faticoso processo.
B.: Un pregevole studio introduttivo è quello di Constance A. Jones, G.I. Gurdjieff e la sua eredità, Elledici, Leumann (Torino) 2005. Della migliore biografia di Gurdjieff esiste una traduzione italiana: James Moore, George Ivanovitch Gurdjieff: Anatomia di un mito, Il Punto d’Incontro, Vicenza 1993. Tutte le opere di Gurdjieff sono state tradotte in italiano: Il nunzio del bene venturo: primo appello all’umanità contemporanea, Astrolabio, Roma 2003; I racconti di Belzebù a suo nipote. Critica oggettivamente imparziale della vita degli uomini, Neri Pozza, Vicenza 1999;Incontri con uomini straordinari, Adelphi, Milano 1992; La vita è reale solo quando “Io sono”, Neri Pozza, Vicenza 2004; Vedute sul mondo reale: Gurdjieff parla ai suoi allievi, L’Ottava, Milano 1985. Considerata l'importanza di Jeanne de Salzmann nella prosecuzione e diffusione del “Lavoro” di Gurdjieff, si veda il suo The Reality of Being. The Fourt Way of Gurdjieff, Shambhala, Boston - Londra 2010. Dal punto di vista storico importante è anche l’opera di Thomas de Hartmann, La nostra vita con il Signor Gurdjieff, trad. it., Astrolabio, Roma 1974. La letteratura secondaria su Gurdjieff è vastissima: se ne troverà una bibliografia fino ai primi anni 1980 nell’opera di J. Walter Driscoll e The Gurdjieff Foundation of California, Gurdjieff. An Annotated Bibliography, Garland, New York 1985 (la terza edizione di questa guida, aggiornata al 2004, è reperibile solo online tramite il sitoGurdjieff – A Reading Guide). Benché si tratti di una sistematizzazione, talora criticata, soltanto di una parte delle idee di Gurdjieff, rimane comunque indispensabile per un accostamento alle dottrine l’opera di Piotr Demianovich Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, trad. it., Astrolabio, Roma 1976, che resta ancora oggi per molti la prima occasione di incontrare le idee di Gurdjieff. Sui rapporti con gli ambienti letterari: Margaret Anderson, L’inconoscibile Gurdjieff, trad. it., Gremese, Roma 1996; James Moore, Gurdjieff and Mansfield, Routledge and Kegan Paul, Londra-Boston-Henley 1980; Pamela L. Travers, George Ivanovitch Gurdjieff, Traditional Studies Press, Toronto 1973. Dal punto di vista accademico – spesso ispirato dall’atteggiamento “ortodosso”, diffuso anche in ambienti universitari – la maggiore raccolta di scritti è quella curata da Jacob Needleman e George Baker, Gurdjieff. Essays and Reflections on the Man and His Teaching, Continuum, New York 1996. Per lo sviluppo dell’eredità un’utile introduzione è quella di Kathleen Riordan Speeth, The Gurdjieff Work, Jeremy P. Tarcher, Los Angeles 1989. Per un punto di vista “ortodosso”, di rilievo è anche la Gurdjieff International Review.
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